Prosegue la nostra rubrica A tu per tu con… per conoscere il magico mondo dello scouting. In questa intervista andremo a conoscere uno scout che seppur lavorando sotto traccia, ha contribuito considerevolmente alla crescita internazionale del movimento dello scouting, Sandro Orlandelli.

Brasiliano di nascita, origini e spirito italiano. Dopo aver concluso la carriera agonistica in qualità di giocatore di Futsal, Sandro ha collezionato numerose esperienze come Scout prima in Brasile (Sao Paulo FC, SC Corinthians) proseguendo poi in Giappone (Yokohama FC), Francia (AS Saint-Etienne), Svezia (Malmö FF), infine approda in Inghilterra all’Arsenal FC dove per 11 anni ricopre il ruolo di Head of Scouting Sud America. Diventa quindi Football Director del Club Athletico Paranaense, successivamente Santos FC, ed è quindi grazie alla sua comprovata esperienza che implementerà il dipartimento di Scouting & Analyse Department della Nazionale Brasiliana conclusosi con i Giochi della XXXI Olimpiade, noti anche come Rio 2016. Al cui termine diventerà Scout per il Brasile del Manchester United FC fino al 2020, attualmente ricopre il ruolo di Technical Coordinator per Red Bull Bragantino.

Di tutto rispetto il suo profilo didattico che spazia dalla psicologia nel football all’intelligenza artificiale presso la prestigiosa Harvard University, il suo percorso formativo inoltre si completa con il corso di Football management presso il Settore Tecnico di Coverciano nel 2013, ad indicare quanto la formazione italiana viene considerata di primo livello.

Per l’Associazione è un onore annoverare tra i suoi associati un profilo di tale esperienza e caratura internazionale come Sandro, la cui adesione non fa altro che impreziosire ed avvalorare la missione di AIOC.

Sei il primo associato AIOC residente in Sudamerica e che concentra la propria attività In Brasile per conto di un club professionistico locale (Red Bull Bragantino ndr). Cosa ti ha spinto ad aderire a questa iniziativa che ha preso forma dall’altra parte dell’oceano?

Sono nato in Brasile ma sono di sangue italo-brasiliano. Tutta la mia famiglia materna è italiana. Amo l’Italia; quando lavoravo per l’Arsenal ho avuto il privilegio di vivere in Sicilia e dopo qualche anno ho vissuto anche a Firenze, dove ho potuto frequentare un corso di management presso il Settore Tecnico di Coverciano. Avendo lavorato per tre squadre europee la mia educazione professionale predominante è di carattere europeo. Non appena sono venuto a conoscenza della nascita di AIOC, tramite Marco De Sisti – ex collega di lavoro del Manchester United – ho visto la grande opportunità di continuare a mantenere un legame con una istituzione che promette di crescere in un Paese che tanto amo. Mi aspetto dunque di poter contribuire a questa causa nel corso degli anni.

In Brasile vi sono corsi federali per la abilitazione alla professione di osservatore ed associazioni nate per la tutela dei diritti di chi svolge la professione?

Attualmente il Brasile sta attraversando una fase iniziale nella regolamentazione di questo settore. Il primo ostacolo risiede nel fatto che le persone imparino a differenziare il settore dello Scouting dal settore della Match Analysis. La CBF (Federazione calcistica brasiliana) non ha ancora varato un corso ufficiale e specifico per lo Scouting, mentre è stato creato un corso relativo alla Match Analysis. Per questo motivo, non essendo ancora regolamentata in maniera specifica la professione di osservatore, non esiste una Associazione per tutelare i diritti degli osservatori.

In questo momento, considerando le limitazioni imposte dalla diffusione a livello globale della Epidemia da Covid 19, attualmente in corso, vi è in Brasile la possibilità per gli osservatori di assistere ad incontri dal vivo sia di livello professionistico che giovanile?

Purtroppo in Brasile l’accesso allo stadio è interdetto al pubblico in quanto la pandemia è apparentemente fuori controllo e neanche agli osservatori è concessa la possibilità di assistere dal vivo alle partite.

Come ti sei avvicinato allo scouting e come viene strutturato il lavoro all’interno del club per il quale lavori?

Nel 2002 lavoravo come tecnico dell’Under 16 del Corinthians ed ho avuto l’opportunità di effettuare uno stage all’Arsenal nel corso del quale ho creato un ottimo rapporto con i dirigenti del Club. Subito dopo sono stato scelto come Responsabile dello Scouting in Sudamerica per l’Arsenal, club che mi ha formato in questo settore dandomi la possibilità di lavorare in modo continuativo per quasi 11 anni.

A causa della situazione che stiamo vivendo si è intensificato notevolmente l’utilizzo dei sistemi video e dei dati statistici per la visione di partite di calcio e valutazione del calciatore. Quale è il tuo parere riguardo questo nuovo approccio lavorativo?

Viviamo nell’epoca della quarta rivoluzione industriale che si caratterizza per la veloce crescita della digitalizzazione e dell’high-tech oltre che per l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Innanzi a questo scenario dobbiamo approfittare delle risorse video e dell’elaborazione statistica perché costituiscono strumenti utili per il processo di selezione dei calciatori, permettendo di organizzare il lavoro in tempi rapidi. Tuttavia il calcio è una scienza inesatta dove vedere il dettaglio è fondamentale per prendere una decisione finale su un calciatore e quindi l’osservazione dal vivo rimane un elemento chiave per acquisire maggiori percezioni.

In passato hai lavorato per alcuni dei più importanti Club inglesi, i quali sono molto attivi nello Scouting in Sudamerica. Che differenze si riscontrano nei calciatori sudamericani rispetto ai calciatori europei?

Dal mio punto di vista per una questione climatica e socio economica, il calciatore sudamericano possiede un repertorio gestuale e tecnico più naturale ed una maggiore creatività. Tuttavia i giocatori sudamericani risultano estremamente anarchici rispetto ai calciatori europei, i quali possiedono una maggiore consapevolezza nell’efficacia del gesto tecnico, sbagliando meno decisioni. Mostrano inoltre una superiore comprensione del gioco derivante da una migliore organizzazione degli allenamenti che garantisce uno sviluppo individuale e collettivo più elevato.

Quali sono i club maggiormente strutturati ed attivi nella ricerca del talento in Sudamerica?

Quando parliamo di America del Sud bisogna considerare che Brasile ed Argentina concentrano un’incredibile quantità di talento. In Uruguay i club più rappresentativi sono Penarol, Nacional Montevideo e Defensor. Il Paraguay si distingue con Olimpia, Cerro Porteno, Guarani e Libertad. In Cile l’Universidad Catolica è la realtà egemone principalmente in virtù della propria organizzazione, in Perù vi è lo Sporting Cristal mentre in Colombia l’Independiente del Valle e l’Atletico Nacional de Medellin sono i due maggiori serbatoi di talento. In Bolivia attualmente il Blooming è il club più competitivo invece in Venezuela non vi è una club così dominante e capace di sfornare talenti con grande continuità.
Come detto in precedenza, il Brasile è un Paese con una ampia estensione territoriale e capacità demografica dove un terzo della popolazione Latino Americana è rappresentata da giovani in una età compresa fra i 5 ed i 18 anni. In virtù di questo scenario qualsiasi club brasiliano ha l’opportunità di reclutare numerosi giocatori di talento. Attualmente Santos, San Paolo, Fluminense, Flamengo, Gremio dominano la scena avendo le migliori strutture di ricerca e selezione dei calciatori di talento. In Argentina la situazione è simile ma in proporzione minore. River Plate, Boca Juniors, Independiente e San Lorenzo rappresentano le realtà storicamente più strutturate nella ricerca e valorizzazione dei giovani calciatori.

Parliamo po’ di te Sandro e del tuo rapporto con l’Italia.

Le mie origini italiane derivano da mio nonno Lombardo nativo di Mantova, che come tanti italiani è emigrato in Sudamerica dopo la guerra. Siamo una famiglia profondamente legata all’Italia e ricordo i principi, cultura ed amore per l’Italia che i miei nonni hanno cercato di trasferirmi sin da piccolo, rendendomi quindi fiero delle mie origini ed appassionato di ogni aspetto che riguarda il Bel Paese. Nelle mie indimenticabili esperienze vissute in Italia, ricordo con piacere i periodi in cui ho vissuto in città fantastiche come Catania e Firenze, nelle quali ho potuto apprezzare pienamente le differenti ricchezze e bellezze culturali, nonché – ed è forse questo il motivo per cui l’Italia è un paese così fantastico – ho potuto ammirare le differenze climatiche, geografiche e caratteristiche nelle diverse regioni del Paese, senza mai venir meno ad un sentimento comune di orgoglio per il nostro Paese, l’Italia.

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